QUADERNI FISR 2020 / S.M.A.R.T. // Seconda serie di Quaderni di Pedagogia Digitale, e nuovo progetto di Outdoor Education
L’archeologia, il patrimonio paesaggistico entrano a pieno titolo nell’Outdoor Education. La scienza si iscrive nei percorsi tracciati dalla cultura.
Le sperimentazioni in luoghi favolosi, ricchi di cultura materiale hanno permesso di ammirare palazzi, ville, monumenti con lo sguardo di chi guarda oltre per raccogliere dall’oggetto quella verità perenne alla quale desideriamo essere guidati.
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INDICE TEMI QUADERNO
Sentire il respiro della vita muovendosi dai sotterranei alle superfici della Terra di Sandra Chistolini
Natura e storia maestre di vita nel Parco Archeologico dell’Appia Antica di Barbara Molinari
I Leogrifi Quintili e Giove Brontolone di Valentina Cosimati
Al Castello di Maredolce o Parco della Favara di Palermo di Francesca Paola La Monica
Learning in the Outdoors: Montessori Outdoor Education activity di Michelle Wisbey, Anglia Ruskin University, UK
Outdoor Education e Metodo Montessori di Giorgia Macchiusi
I bambini sperimentano l’ambiente all’aperto creando immagini e significati, di Luise Kittenberger
La matematica nel boschetto dell’Università di Palermo di Miriam Giammusso
Legambiente Formazione Outdoor Eduction del 19 dicembre 2021 di Legambiente
La scuola nel bosco: il Mandala in Natura di Tiziana Boccanera, Valentina Pagliai e Raffaella Ceres
Caleidoscopio sul Mandala, Parco Roma Natura, AA.VV.
Uditore, il parco cittadino di Palermo di Antonella Radicelli
I parchi dell’Outdoor Education e la sfida dell’educazione all’aperto di Sandra Chistolini
SANDRA CHISTOLINI
Sentire il respiro della vita muovendosi dai sotterranei alle superfici della Terra
Sentire il respiro della vita muovendosi dai sotterranei alle superfici della Terra
Sandra Chistolini
Il terzo Quaderno di Pedagogia Digitale della serie FISR 2020 / S.M.A.R.T. scaturito dal nostro Corso di Perfezionamento sull’Outdoor Education è dedicato a tre grandi tematiche:
L’archeologia e la sperimentazione in spazi nei quali si impara a sentir parlare i ruderi sempre pronti a narrare la storia culturale dei nostri progenitori. Abbiamo scoperto come studiare “fuori le mura entrando nelle mura” per ascoltare e interpretare con la sensibilità del presente i reperti antichi magicamente rianimati dalle fervide menti di grandi e piccini.
L’educazione scientifica e la metodologia pedagogica più diffusa al mondo conosciuta come il “Metodo di Maria Montessori”. In particolare, abbiamo riaperto il dialogo sul metodo e sulla scuola per cercare di portare alla comune consapevolezza l’Outdoor Education della grande pedagogista e le sue più attuali realizzazioni all’estero e in Italia, avvalendoci di approfondimenti teorici ed esperienze sul campo che riscuotono adesione e consenso da parte delle famiglie e delle università, quest’ultime trasformate in spazi di innovazione pedagogica.
L’esplorazione ambientale e la ricostruzione del significato sprigionato dalla Natura che crea e si ricrea in una sperimentazione dell’azione educativa rivelatasi un tracciato magico-emotivo che accompagna lungo i sentieri della vita. Siamo orientati da personale esperto e sappiamo poi trovare la via autonoma per riorientarci, senza perdere il senso profondo portato in superficie dagli elementi naturali scelti a caso e poi riproposti in composizioni altamente significative.
Il Parco Archeologico dell’Appia Antica e il Castello di Maredolce
Per quanto riguarda il primo tema, è stata realizzata una partnership estremamente coinvolgente con il Parco Archeologico dell’Appia Antica di Roma, definendo il percorso di outdoor education nella visita al sito archeologico di Villa dei Quintili. Parallelamente, il gruppo di Palermo ha scelto il Castello di Maredolce nel Parco della Favara come luogo all’aperto a carattere artistico-architettonico, al fine di condurre gli educatori e i bambini alla ricostruzione delle radici di una cultura composita nella quale affiora la congiunzione di ideologie e religioni.
La connessione con la Natura dalla quale siamo partiti con il primo Quaderno di Pedagogia Digitale della serie FISR 2020 diventa nel terzo quaderno della serie una connessione con l’arte e la cultura attraverso il bene paesaggistico. La realizzazione di produzioni grafiche e la creazione di una favola con video di animazione rappresentano importanti momenti nei quali l’esperienza dell’Outdoor Education dimostra tutta la sua efficacia di coinvolgimento di adulti educatori e di bambini impegnati ad esprimere con le varie forme artistiche i contenuti di insegnamento ed apprendimento rinvenuti nei monumenti usati come libri aperti per riscrivere la propria storia.
La sperimentazione della proposta della Scuola Montessori inglese
I principi educativi del Metodo Montessori sono ormai diffusi in tutto il mondo, ma quello che forse meno si conosce sono proprio le estensioni del metodo in attività sviluppate in Outdoor.
La lezione che condividiamo con Michelle Wisbey approfondisce lo sviluppo del pensiero matematico nei bambini della scuola dell’infanzia ed esamina la formazione degli insegnanti in relazione alle opportunità di crescita delle disposizioni matematiche nel bambino.
Nella visione cosmica di Maria Montessori, l’apprendimento si radica nell’ambiente naturale inteso come il luogo nel quale il bambino è radicato. Lo stesso concetto di bambino cittadino del mondo comprende l’idea della comprensione del contesto culturale nel quale il bambino vive, quale unico punto di riferimento per garantire un alto livello di istruzione. La libertà della scoperta è libertà di movimento nell’ambiente di vita quotidiano nel quale i bambini sono attivi e partecipano in modo interattivo ai processi di apprendimento. Il pensiero matematico si forma nell’esperienza in outdoor e può poi essere ricondotto indoor.
Parco Roma Natura e Parco Uditore a Palermo
Le formatrici del Circolo Parco della Cellulosa Legambiente orientano il cammino lungo i sentieri protetti dall’Ente Regionale Roma Natura Riserva Naturale di Monte Mario con l’obiettivo di far attivare i sensi in una comunicazione silenziosa tra l’essere umano e l’ambiente naturale.
Si esplora con occhi nuovi e ci si lascia sorprendere dalla meraviglia che scaturisce dall’osservazione attenta di piante e fiori, di alberi e germogli, di panorami e cespugli. Si impara a discriminare le specie facendosi istruire dal personale esperto del Parco che tutela e conserva i luoghi in modo perfetto.
L’impostazione metodologica ed educativa dell’Associazione allontana dal pregiudizio di possedere una conoscenza già formata. Si accoglie invece la sfida alla raccolta e alla conservazione della meraviglia. L’attenzione, attratta da questo o quell’altro elemento naturale, si concentra nella collezione del materiale necessario a svolgere il compito finale. Ognuno decide di portare con sé foglie, bacche, rami, frutti, una corteccia e un sasso, come avvertendo che in quegli oggetti si racchiuda l’ispirazione data dal bosco.
Nasce la sensazione che si stia rispondendo allo scopo definito che attende al termine del sentiero in discesa. L’approfondimento prosegue fino al compimento del cammino pronto a concludersi con l’esperienza outdoor del Mandala in natura.
A Palermo, il Parco Cittadino Uditore ospita educatori e bambini e offre i suoi sentieri al desiderio di parlare, muoversi, sperimentare, giocare. La condivisione di sensazioni incoraggiate dall’ambiente e dall’Outdoor Education produce un effetto educativo importante. I bambini maturano comportamenti di amicizia e di aiuto reciproco.
Barbara Molinari
Natura e storia maestre di vita nel Parco Archeologico dell’Appia Antica
Natura e storia maestre di vita nel Parco Archeologico dell’Appia Antica
Barbara Molinari
Durante la sperimentazione al Parco Archeologico dell’Appia Antica (17 novembre 2021) sono stata pervasa da una strana e profonda sensazione di appartenenza profonda alla Terra e alla Storia. Camminare nella Villa dei Quintili tra la maestosità delle stanze, delle vasche termali e dei giardini è stato come rivivere la storia di Roma nella prospettiva della fragilità della persona umana che, seppur di rango nobile, si rigenera attraverso gli elementi della Natura.
Ad ogni passo venivo travolta da sentimenti che mi riconducevano ai due fratelli. Li immaginavo mentre si rincorrevano nella Villa a suon di mosca cieca o mentre duellavano con maestria, come se fossero nei ludus antichi. Nei luoghi che percorrevo, avvolta in questi pensieri, aleggiava una tale pace quasi a voler rispettare il riposo dei fratelli Quintili uccisi dal rude imperatore Commodo.
Natura e storia sono un connubio vincente poiché la persona che trascorre un’esperienza di Outdoor Education in questi luoghi, mentre vive il presente, sente riecheggiare il passato, pensando a coloro che hanno tracciato l’evoluzione dell’Impero Romano. Per incanto riesce anche a proiettarsi splendidamente in un nuovo futuro partendo senza dubbio dalla Natura, dalle nostre radici più remote, per poi sentirsi parte della storia che senza dubbio “est magistra vitae”. La positività di una nuova alba, sia intrisa di positività educativa che storica, si insedia nel mio animo dando nuove speranze.
// VIDEO: VILLA DEI QUINTILI E LA STORIA DEI LEOGRIFI QUINTILI
Video testimonianze dall’esperienza Outdoor di Villa Quintili e la narrazione video della storia dei Leogrifi Quintili
Alcune presentazioni sull’esperienza a Villa dei Quintili
Genitorialità Archeologia Outdoor Education – Gruppo Genitori ed Educatori
Progetto EDUSCAVO in Outdoor Education Scuola Primaria
Proposta per la Scuola dell’Infanzia
Villa dei Quintili – Gruppo Scuole Medie
Presentazione Parco Appia Antica – Corso di Perfezionamento 10 Ottobre 2021
Valentina Cosimati
I Leogrifi Quintili e Giove Brontolone
I Leogrifi Quintili e Giove Brontolone
Una storia di Valentina Cosimati – © SIAE 513951
C’era una volta e c’è ancora una splendida città adagiata placidamente sul Fiume Tevere, dove giunge ogni via. È un luogo antico e in continua trasformazione, con tanti edifici, botteghe, teatri e monumenti, leoni chiacchieroni, piccioni grigioni e gabbiani curiosoni.
Eh già, è proprio Roma quella bella città e sulla regina delle sue strade, l’Appia, sorgeva una villa meravigliosa, di cui ora rimangono maestose vestigia, e che è abitata dai simpatici Leogrifi Quintili.
Ascolta la storia dei Leogrifi Quintili e Giove Brontolone
I due Leogrifi, Condiano e Massimo, sono due fratelli molto belli, figli di un leone e di un’aquila. Hanno corpo di felino e ali di rapace. A vederli ci si potrebbe impressionare ma non c’è da aver paura perché da una rovina, con le loro parole, sanno far immaginare fasti passati e luoghi fantastici.
Condiano e Massimo stanno sempre insieme, sono proprio inseparabili, e conoscono tantissime storie, basta starli un po’ ad ascoltare. Come, ad esempio, di quella volta che Giove Brontolone si arrabbiò perché il suo stomaco tuonava come un pentolone.
“Condiano che ci fai nel frigidarium?”
“Massimo caro, mi sto rinfrescando, ricordo quel momento ancora con terrore”
“Io preferisco fare un bel bagno caldo nel calidarium, tremo al solo ricordo, caro fratello”
“Massimo, fratello mio, incontriamoci allora nel tepidarium, dove l’acqua non è troppo calda, né troppo fredda”
“Va bene, troviamo una soluzione di comodo”
“AHHHH”
“Che ho detto?”
“Commodo! Dov’è? Lo voglio azzannare con i miei denti affilati e poi strapazzare con i miei possenti artigli fino a lasciarlo penzolare a testa in giù”
“Condiano mio, non ti angustiare, Commodo è ormai un vago ricordo mentre di noi chiunque venga a Roma potrà ben ricordare i fasti o per lo meno gli acquedotti”
“Eh ma, Massimo caro, mi permetterai di essere ancora un po’ arrabbiato con quell’imperatore che cercò di ucciderci per impossessarsi della nostra bella villa”
“Condiano non ti angustiare e guarda oltre la collina, là, oltre il teatro e il triclinio…”
“Ah, che mangiate e che banchetti in quei triclini, oggi li chiamano sale da banchetto ma insomma…”
“Eh caro Massimo, fu proprio durante uno di quei sontuosi banchetti che Giove Brontolone si arrabbiò”
“Oh ricordi male, caro Condiano, fu in occasione della corsa dei cavalli nel nostro attrezzatissimo ludus, simile al qui vicino Ippodromo delle Capannelle”
“Può essere, fratello mio, andiamo a chiedere alle ninfe di raccontarci come andò a finire”
“Va bene, Condiano, asciughiamoci un po’, aspetta un attimo però, devo andare in bagno”
“Sbrigati Massimo, mi sembra di aver già sentito qualche nota del flauto di Pan”
“Davvero? Allora c’è una festa, ci sarà da ballare e divertirsi, arrivo subito, Condiano”
“Corri Massimo, corri, stanno già iniziando a cantare”
“Come sono belle e ma anche noi non siamo male, eh Condiano?”
“No no ma spazzolati la criniera Massimo”
“Facciamo una corsa a chi arriva prima al Ninfeo?”
“Arrivo prima io Massimo!”
OP OP OPLÀ
“E niente, anche questa volta siamo arrivati insieme Condiano”
“È il nostro destino Massimo caro, guarda c’è anche la Ninfa Egeria, chiediamo a lei di raccontarci la storia di quel giorno in cui Giove Brontolone si arrabbiò perché il suo stomaco tonava come un pentolone”
“Ciao Massimo, ciao Condiano, ancora a rimuginare su quella volta in cui Giove Brontolone si arrabbiò perché il suo stomaco tonava come un pentolone? Abbiamo dovuto chiedere aiuto a Pan e a Venere in persona per farlo smettere di lanciare tuoni, fulmini e saette, lo avevate proprio fatto arrabbiare!”
“Non mi ci far pensare cara Egeria, adesso divertiamoci, festeggiamo e balliamo”
“Ben detto Condiano, andiamo!”
Francesca Paola La Monica
Al Castello di Maredolce o Parco della Favara di Palermo
Al Castello di Maredolce o Parco della Favara di Palermo
Francesca Paola La Monica
Il 13 novembre 2021, con il gruppo di bambini della scuola dell’infanzia della bottega di Geppetto siamo stati al Castello di Maredolce situato nel Parco Reale della Favara di Palermo. Il Castello di Maredolce si trova all’interno del quartiere di Brancaccio, in zona urbana periferica. Parliamo di un tesoro nascosto che negli anni ha perso il suo splendore a causa dell’illegalità e dell’abusivismo. Solo da pochissimo tempo la Sovrintendenza ne ha concesso il recupero affidandolo ad una ATS che si sta occupando della sua valorizzazione.
Estremamente affascinante è il vastissimo Parco della Favara che accoglie e circonda il Castello. Il Parco è caratterizzato da ettari ed ettari di terreno e da un grandissimo bosco di mandarini. A causa dell’impossibilità di visitare il Castello abbiamo deciso di trascorrere la giornata nel Parco sperimentando le sue bellezze.
Dal punto di accoglienza ci siamo recati all’area fuoco. Qui abbiamo formato un cerchio e dopo aver acceso un bel fuoco e preparato le castagne, abbiamo letto il libro “A caccia dell’Orso”. Il testo anticipava la visita ad una piccola grotta naturale contenente una pozza d’acqua. I bambini erano visibilmente emozionati al pensiero di entrare direttamente nella grotta.
La giornata era molto calda e la visita alla grotta diventava anche pedagogicamente efficace perché permetteva di vivere pienamente il passaggio termico da un ambiente caldo ad uno freddo, da un ambiente illuminato dal sole ad un ambiente buio. In tal senso, le osservazioni dei bambini evidenziavano progressivamente un alto grado di consapevolezza. Le copiose domande dei piccoli sulla differenza di temperatura denotavano la crescente curiosità in tutti e creavano una atmosfera di vivacità intellettuale, con un accenno alla prima ricerca scientifica dell’infanzia.
Dopo la visita alla grotta, i bambini sono stati attratti dal parco giochi realizzato con materiali naturali. Il raduno finale presso l’area fuoco ha favorito feedback interessanti attraverso i quali abbiamo potuto comprendere il successo della sperimentazione. Infine, non abbiamo trascurato di educare i bambini al ringraziamento della Natura di Maredolce per averci consegnato una bellissima giornata di sole all’insegna dell’avventura e della scoperta.
// VIDEO: OUTDOOR AL CASTELLO DI MAREDOLCE
Il video racconto della giornata di Outdoor Education al Castello di Maredolce, nel Parco della Favara di Palermo
Learning in the Outdoors: Montessori Outdoor Education activity
Michelle Wisbey, Anglia Ruskin University, UK
// VIDEO: LEZIONE MICHELLE WISBEY E DANIELA MANGIONE
Un estratto dalla lezione in videoconferenza di Michelle Wisbey e Daniela Mangione per il Corso di Perfezionamento in Outdoor Education
Outdoor Education e Metodo Montessori
Diario di una sperimentazione tra Regno Unito e Italia
Giorgia Macchiusi
La mattina del 4 dicembre 2021 un nutrito gruppo di corsiste, insegnanti osservatrici e dottorande si è recato a Roma presso l’azienda «Ovile» del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) per sperimentare una nuova proposta educativa intesa a coniugare l’Outdoor Education con i principi del Metodo Montessori, secondo le indicazioni ricevute da Michelle Wisbey, formatrice al Metodo e docente presso l’Anglia Ruskin University del Regno Unito.
Intorno alle ore 10.00 vi è stata l’accoglienza da parte del personale dell’azienda. Dalle ore 10.00 alle 11.00 circa le persone presenti hanno parlato di vari aspetti del corso di perfezionamento. Dalle ore 11 alle 13.30 circa è avvenuta la sperimentazione guidata dalla lezione di Michelle Wisbey e di Daniela Mangione.
La sperimentazione è avvenuta con la lettura di un documento contenente le attività educative proposte per quella mattina con titolo: «Nature and Maths LESSON PLAN Michelle Wisbey e Daniela Mangione». Tra queste vi erano:
1. Osservazione iniziale pre-pianificazione dell’attività
Breve descrizione dell’area di lavoro per avere un’idea delle risorse disponibili.
2. Nome dell’attività
In base alle evidenze raccolte, pianificare una attività creativa (in natura e che concerna la matematica). Dai un nome all’attività.
3. Materiali
Fai una lista di tutti i materiali trovati da usare per l’attività.
4. Livello
5. Obiettivi diretti
6. Obiettivi indiretti
Obiettivi indiretti: Concentrazione Ordine Socializzazione Abilità motorie Indipendenza Sicurezza:
Spiega brevemente come queste abilità possano essere sviluppate attraverso l’attività che stai pianificando.
7. Presentazione
8. Possibili adattamenti ed esplorazioni ulteriori
9. Valutazione dei rischi
10. Feedback
11. Riflessione sul tuo apprendimento
12. Foto
Se ti è possibile fai delle foto sulle attività creative, per condividerle con il gruppo.
Nature and Maths LESSON PLAN
In questa prima fase di sperimentazione tutte le persone presenti hanno risposto alle singole domande e, successivamente, è stato avviato un dialogo ed un confronto costruttivo con il gruppo.
Il titolo dell’attività da effettuare nella natura con i bambini/e da me pensata è: «Uguali e diversi». Tra i materiali da poter utilizzare: 3 coppie di foglie, ogni coppia deve essere caduta da un albero diverso dall’altro, se possibile una coppia di colore rosso, una verde e una gialla. Si tratta di un’attività introduttiva per bambini/e di età compresa tra 0 e 3 anni.
Tra gli obiettivi di apprendimento principali vi sono: imparare il concetto di «uguale e diverso» ed effettuare così l’attività dell’«appaiamento» molto presente all’interno degli asili nido che seguono la pedagogia Montessori. Tra gli obiettivi indiretti prevalgono: lo sviluppo della concentrazione; dell’ordine, nella capacità di ordinare le foglie per coppie uguali; e di sicurezza dovuta all’acquisizione di una nuova abilità.
Tale introduzione insieme alla presentazione dell’attività che richiede alcuni steps è stata riportata all’interno di un documento inviato alla direttrice del corso di perfezionamento per l’incontro di feedback con le docenti Wisbey e Mangione il giorno 5 dicembre 2021. In tale documento è stato inoltre riportato che tale lavoro potrebbe essere svolto anche con bambini/e con dei Bisogni Educativi Speciali.
Le foglie, se dello stesso colore potrebbero inoltre essere utilizzate per effettuare delle attività di gradazione del colore e, indipendentemente dal colore potrebbero essere utilizzate per contare, o per realizzare degli insiemi di foglie di quantità diverse o uguali.
Tra gli obiettivi di apprendimento principali vi sono: imparare il concetto di «uguale e diverso» ed effettuare così l’attività dell’«appaiamento» molto presente all’interno degli asili nido che seguono la pedagogia Montessori.
Il rischio potrebbe essere dato dalla reazione negativa di un bambino/a nell’esser stato portato/a in un ambiente naturale come quello del CREA senza esser stato preparato. Occorre infatti preparare i bambini/e quando sono previste delle «situazioni nuove» come recarsi in un luogo mai visto.
Durante la creazione di questa attività ho pensato a quante esperienze di «apprendimento significativo» possono e potrebbero avvenire in natura per i bambini/e se solo ne avessero la possibilità.
Successivamente il lavoro è proseguito con la seconda fase della proposta educativa di Wisbey, la quale ha previsto la raccolta di alcuni oggetti nell’azienda del CREA e l’invenzione di una storia per bambini/e. Per quanto mi riguarda ho inventato una storia ed una filastrocca insieme a due insegnanti invitate che hanno partecipato a questa sessione del Corso di perfezionamento sulla pedagogia Montessori e l’Outdoor Education.
La storia e la filastrocca riguardano l’elefantino Crea che, recandosi nell’azienda «Ovile» del «CREA» scopre gli esseri viventi di cui è composta l’azienda attraverso l’utilizzo dei cinque sensi. Gli obiettivi indiretti per tale storia e filastrocca sono: favorire la concentrazione, sviluppare la curiosità e un interesse positivo nei riguardi della natura.
Durante la creazione di questa attività ho pensato a quante esperienze di «apprendimento significativo» possono e potrebbero avvenire in natura per i bambini/e se solo ne avessero la possibilità.
La proposta di Wisbey prevedeva inoltre la realizzazione di un essere vivente citato nella storia inventata, e così abbiamo realizzato l’elefantino Crea a terra utilizzando pezzi di cortecce degli alberi di eucalipto per la realizzazione del fisico dell’elefantino, due foglie per fare le orecchie ed infine alcuni baccelli di semi di eucalipto per riprodurre gli occhi. Tale realizzazione è stata pensata per i bambini/e al fine di: promuovere la creatività, favorire la connessione con la natura, sviluppare le abilità manuali e le competenze sociali.
Inoltre, tale attività può essere utilizzata anche per l’apprendimento della matematica, chiedendo ad esempio al bambino: Quanti baccelli di eucalipto abbiamo utilizzato per realizzare l’occhio? Quanti pezzi di corteccia è servita per fare il corpo dell’elefantino? Quante foglie abbiamo utilizzato?
Tutte le attività proposte considerano i bisogni psico-fisici dei bambini/e stimolandone la concentrazione, un aspetto fondamentale per la loro crescita. La sperimentazione di Outdoor Education avvenuta il giorno 4 dicembre 2021 ha ripreso dunque principalmente i contenuti sulla pedagogia Montessori presentati in maniera generale durante la lezione del Corso di perfezionamento sopramenzionato il giorno 3 dicembre da Michelle Wisbey.
In tale lezione Michelle Wisbey ha parlato dell’importanza del bambino/a, dell’adulto, dell’ambiente e dell’interazione di questi secondo la pedagogia Montessori, oltre che dell’importanza dell’apprendimento all’aperto secondo la letteratura più recente. La Wisbey ha focalizzato anche sul lavoro che effettua il bambino/a per crescere, della «mente matematica» dei bambini/e e di alcune attività che secondo la pedagogia Montessori possono rispondere ai bisogni di questi ultimi. Infine, Michelle Wisbey ha presentato le attività che sono state proposte e realizzate al CREA per far comprendere ai partecipanti del corso di perfezionamento che cos’altro sia possibile realizzare in un ambiente naturale come quello del CREA con i bambini/e, tenendo conto dei principi della pedagogia Montessori.
I bambini sperimentano l’ambiente all’aperto creando immagini e significati
Luise Kittenberger
I bambini piccoli sono disposti a fare cose inconsuete, sono disposti a sperimentare cose nuove; amano le sfide, la libertà che la natura offre, sono curiosi e competitivi; si stimolano e si aiutano vicendevolmente.
Mentre si arrampicavano su un tronco d’albero ascoltavo i loro scambi verbali: “non ce la faccio”, diceva uno, “io sono salito da qui, ce la puoi fare anche tu”, diceva un altro con una maggiore capacità linguistica. In confronto ai bambini del nido, quelli della scuola dell’infanzia davano dei nomi ai vari ambienti: una salita diventava una “montagna”, una macchia di gelsi era un “bosco”. I bambini riponevano grande fiducia nella loro maestra: “se ci va la maestra ci posso andare anche io“, dicevano.
Se i bambini si sentono completamente liberi, si avventurano alla scoperta dell’ambiente, alcuni in maniera minuziosa, altri superficialmente, volgendosi velocemente verso nuovi obiettivi. Basta che un bambino abbandoni una zona esplorata per dirigersi altrove, un poco alla volta altri lo seguono e formano un nuovo gruppo.
Miriam Giammusso
La matematica nel boschetto dell’Università di Palermo
La matematica nel boschetto dell’Università di Palermo
Miriam Giammusso
Nella giornata del 4 dicembre 2021 insieme ai colleghi di Corso di perfezionamento e ai nostri bambini abbiamo sperimentato la proposta di Wisbey all’interno del boschetto dell’Università di Palermo.
Abbiamo cominciato la giornata con la colazione. È stato predisposto tutto in maniera ordinata, ogni bambino aveva infatti la sua tazza, la sua brocca e in autonomia poteva scegliere di versare la quantità di latte che desiderava. Una piccola esperienza sull’educazione alla scelta e alla misura.
I bambini erano felici di condividere questo momento insieme e si è creata infatti molta sintonia tra di loro. Successivamente ci siamo spostati al boschetto proponendo loro due attività, una legata al pregrafismo, l’altra alla numerazione. Durante le attività i bambini si sono mostrati partecipi, mostrando curiosità e sicurezza.
// VIDEO: boschetto dell’Università di Palermo
L’Università dei Piccoli di Palermo sperimenta la proposta Wisbey nel boschetto dell’università
LEGAMBIENTE
Legambiente Formazione Outdoor Education del 19 dicembre 2021
Tiziana Boccanera / Valentina Pagliai / Raffaella Ceres
La scuola nel bosco: il Mandala in Natura
La scuola nel bosco: il Mandala in Natura
Tiziana Boccanera, Valentina Pagliai, Raffaella Ceres
Caleidoscopio sul Mandala, Parco Roma Natura
Mariantonietta Bellissima
“Una ricerca di esperienza di apprendimento in natura si attiva attraverso le seguenti fasi dell’azione creativa:
- la discussione
- l’osservazione
- la ricerca
- la ricostruzione
- ci raccontiamo….
Ci viene consegnato un cestino che dovremo, durante la passeggiata nella natura, riempire di tesori. Questo cestino è chiamato il cestino dei tesori, è una tecnica ludica, sperimentata negli anni Novanta da Elinor Goldschmied, una psicopedagogista britannica”.
Valentina Cardella
“Nel momento della costruzione del Mandala, complice la disposizione in cerchio e quindi la sensazione di condivisione con gli altri, il sottofondo musicale e l’ambiente circostante ho avvertito una sensazione di pace e libertà.
Il mio Mandala era molto ricco di elementi. Una volta che tutte le corsiste avevano finito abbiamo passeggiato intorno al “cerchio” osservando le opere degli altri.
Questo mi ha permesso di osservare come gli altri avessero interpretato in maniera differente dalla mia la creazione dell’opera. Alla fine dopo la condivisione ciascuno poteva esprimere il senso che aveva voluto dare alla propria opera. L’attività si è conclusa soffiando sul proprio lavoro ed esprimendo un desiderio”.
Concentrarmi sulla ricerca della lentezza mi aiuta a riprendere fiducia e contatto con me stessa e col gruppo.
Silvia Desiato
“Dalla raccolta dei tesori nel parco di Roma Natura, mi sono lasciata ispirare dai colori brillanti e dalle forme a me più significative che hanno catturato la mia attenzione e riattivato i miei sensi.
Una volta adagiata sul prato, sulle note della musica tamburellata, ho composto poi il “mio cerchio” e ritrovato il “mio centro”, ringraziando la Natura di avermi ricordato ancora una volta quanto mio figlio Andrea sia mia fonte di ispirazione sempre, in tutto quello che faccio ogni giorno come genitore, come insegnante e come cittadina del mondo.
Pensando a lui, ai nostri colori preferiti ed alle forme del nostro cuore e dei nostri abbracci a raggiera, ho espresso attraverso il Mandàla l’energia del nostro Amore: un amore centripeto e centrifugo che ci permette di alimentarci l’un l’altro per continuare a pulsare col battito della Terra!
Grazie Natura per avermi permesso di ‘festeggiarlo’ ed aver soffiato sulle candeline della nostra vita, come atto liberatorio così come suggeritoci da Valentina di Legambiente”.
Alessia Campana
“Ho preferito raccogliere soltanto foglie, rami e oggetti che ho trovato lungo il percorso (non amo staccare foglie dal ramo). Il mio cestino a fine passeggiata era pieno di materiale naturale senza una logica vera e propria, nel senso che raccoglievo tutto ciò che mi attraeva e man mano elaboravo nella mia mente la struttura del mio mandala. Alcune colleghe raccoglievano materiale naturale specifico perché avevano già organizzato il lavoro che sarebbero andate a svolgere.
Personalmente ho preferito affidarmi al percorso, a ciò che di bello mi avrebbe offerto. Non avevo mai creato un mandala tutto mio. È stata la mia prima volta. Ho provato tante emozioni contrastanti. Dallo stupore al coinvolgimento, dall’agitazione alla tranquillità assoluta e alla leggerezza”.
Recuperare quella concentrazione necessaria a ricordare le basi dell’imparare così da spostare il centro della didattica dall’insegnamento all’apprendimento.
Marcella Tesone
“Il processo di costruzione del mandala è un processo estetico di cura per il bello. È stato emozionante notare, nel momento di confronto e riflessione con le corsiste, come ogni mandala realizzato esprimesse un lato di personalità di chi lo aveva realizzato”.
Valentina Cosimati
“Quando raggiungo il gruppo sento di aver messo nel cestino non soltanto elementi naturali bensì anche frammenti delle mie emozioni. Compongo il mandala. Ci provo ma il piano è inclinato per cui non riesco a fare quello che vorrei. Devo desistere dal porre al centro del cerchio una pignetta di cipresso, anche le ghiande scivolano. Provo a ripetere forme note di mandala visti e rivisti però mi trovo davanti ad un vero e proprio collo di bottiglia, un bottleneck: il piano è inclinato per cui le bacche, le pigne, le ghiande scivolano giù.
Devo elaborare una soluzione, uscire dal mio schema mentale e definirne un altro. Ridefinisco i miei tasks e comprendo quali sono i miei obiettivi. Posso cambiare forma mantenendo l’idea del mandala? Sì, e riuscirò comunque ad ottenere un cerchio e un centro del cerchio, suddivisioni, cioè gli elementi tipici del mandala per come lo conosco. Cerco anche gli spazi vuoti e pieni come insegnato dalla fioraia (artigiana esperta) nell’elaborare la decorazione festiva insieme a mia figlia.
Mantengo la forma tonda utilizzando le foglie verdi e flessuose, rinuncio alla suddivisione netta per spicchi, metto tutti gli elementi utili sui fogli, utilizzo il cestino per risolvere la questione del piano inclinato, così da ottenere uno spazio adeguato alla giustapposizione degli elementi tondeggianti, che tendono a scivolare. Faccio attenzione a manipolare i vari elementi naturali così da non tagliarmi e da poter creare un’armonia di forme, colori, profumi.
Penso a quanto sia importante per un* bambin* imparare a riconoscere le differenze, come con le perle pizzigoniane, usando materiali della e nella natura, quanto sia importante un semplice gioco per capire le più elementari leggi scientifiche, dalla forza di gravità ai moti dei corpi, i piani inclinati, le geometrie, le consistenze, gli odori, la botanica, quanta scienza c’è o ci sarebbe in una meditazione!
Ritorno al mio mandala e al bottleneck, sposto il fulcro del cerchio dal centro alla periferia come in una danza di Merce Cunningham, l’aleatorietà è data dalla diversità naturale degli elementi. Osservo compiaciuta. Condivido con le altre, lasciamo che ognun* racconti la propria creazione, dunque, torniamo ciascun* al proprio mandala e via, tutto nel cestino, pezzetti di parco e briciole di sentimenti! Un ultimo sguardo alla meraviglia di Roma e ci salutiamo con la consapevolezza che non dimenticheremo mai questo corso, tanto intenso e denso di vita”.
Azzurra Patriarca
“La passeggiata è stata molto stimolante anche se condizionata dal compito che avremmo dovuto realizzare alla fine dell’esperienza. La richiesta era quella di realizzare un mandala. Il mandala mi ha sempre affascinato anche se non mi ero mai misurata con questa che possiamo definire una tecnica di meditazione. Sapevo che aveva a che fare con un diagramma simbolico in cui circoli e quadrati concentrici rappresentano l’universo, l’origine del cosmo e la connessione con la divinità.
Nel silenzio della passeggiata mi sono concentrata sulla raccolta di un elemento principale intorno al quale costruire il mandala che nella mia mente ha cambiato forma più volte. All’inizio ho raccolto un bel sasso bianco tondeggiante che mi faceva pensare a qualcosa di circolare: infatti ho raccolto delle bacche rosse e nere, più grandi e più piccole, e delle bacche gialle, tutte da alternare in cerchi concentrici intorno al sasso. Cammin facendo, ho trovato due foglie di un bel marrone scuro perfettamente a forma di cuore, così ho scartato l’idea della circolarità e il mio pensiero si è orientato verso una composizione. Infine, però, ho trovato parte di un guscio di chiocciola che, per la sua forte simbolicità, ha preso il posto delle altre soluzioni.
Mentre camminavo ho riflettuto sull’importanza della spirale in natura, come ha evidenziato Fibonacci, sul fatto che si tratti di un simbolo di rinascita, di espansione e sviluppo. L’ho considerato come un augurio che la Natura mi stava facendo: il movimento infinito della vita, la crescita verso la totalità e il risveglio dell’energia.
Durante la prima parte della realizzazione ho provato una grande frustrazione e l’attività stava diventando stressante poiché mi ero prefissata una certa organizzazione mentale che però non riuscivo a ricreare poiché le bacche che avevo raccolto rotolavano via in ogni direzione.
Allora il progetto si è fatto più semplice, ho tolto gli ‘orpelli’ e ne è rimasta l’essenza: i due cuori marroni erano il mio e quello di mio marito, la spirale è la vita che vorremmo tanto donare, i baccelli che ospitano i semi al loro interno sono l’utero e gli embrioni, gli aghi di pino sono la nostra preghiera profumata che sale a Dio.
Ho riflettuto che la tavoletta non era il vero confine: la mia spirale partiva dal centro per andare verso l’esterno, muovendosi come l’Universo, verso un qualcosa che dovrebbe terminare ma che in realtà non termina mai, diventando invisibile ai nostri occhi”.
Pregno di significato anche l’atto finale di rovesciare la tavoletta: offriamo la nostra creazione alla terra come un omaggio e ricordiamo che, come tutte le cose di questo mondo, è effimera e destinata a scomparire.
Devo ammettere che è stata un’esperienza introspettiva, ma dubito che i bambini condurrebbero l’attività guidati dalla stessa intenzione. Tuttavia, creare un mandala è un atto che richiede una certa dedizione. Infatti, ad essere stimolata, non è solo la creatività, ma anche la capacità di concentrazione: ci vuole impegno per ottenere un risultato esteticamente appagante. Inoltre, proprio per queste caratteristiche di ricorsività, precisione e geometricità, realizzare un mandala contribuisce al rilassamento e alla buona gestione delle proprie emozioni.
Daria Di Bernardo
“La costruzione del Mandala è stata non solo un’attività rilassante, di grande concentrazione, di focalizzazione e centratura ma anche una conferma della sua grande potenza per:
- radicare nel qui e ora la persona partendo dall’ascolto;
- trovare nella ricerca del silenzio e nell’ascolto della musica uno spazio per acuire i 5 sensi;
- focalizzarsi sulle proprie percezioni, emozioni, sensazioni e consapevolizzare il proprio stato vitale e corporeo;
- stimolare la parte emotiva e inconscia attraverso la realizzazione di un manufatto espressivo;
- esperire il tempo lento del respiro;
- allenarsi nella concentrazione;
- creare attività didattiche, prima fra tutte di matematica (attraverso ritmo e simmetria), di composizione di storie, o di Storia per parlare di riti e tradizioni legati alla ciclicità della natura, o di musica per la pratica del ritmo e di disegno per la simmetria che il Mandala richiede”.
Luise Kittenberger
“Non mi sentivo particolarmente portata per questo lavoro, ma devo ammettere che stando seduta e rilassata dopo una passeggiata in salita, con il sole che ci riscaldava piacevolmente e il sottofondo di una melodia new age la composizione geometrica non era poi tanto difficile da realizzare. Bisognava bilanciare in qualche modo la tavoletta per evitare che tutte le bacche scivolassero via e trovare un po’ di protezione contro il vento.
Tutto questo richiedeva un po’ di concentrazione, e stare in silenzio veniva quasi naturale. Il raccontarsi e la restituzione alla natura sono aspetti in cui non mi ritrovo completamente e che non sono riuscita a fare veramente miei”.
Barbara Molinari
“Personalmente ho creato un’opera diversa dal mandala poiché penso che non tutto si possa racchiudere in un cerchio chiuso. Nel caso specifico io ho pensato all’importanza dell’educazione in Natura come messaggio universale rivolto a tutti i bambini.
Ho pertanto iniziato dallo sguardo furbo e vivo dei miei tre figli che hanno avuto la fortuna di poter esperire tutte le stagioni in natura. Ho proseguito cercando di far emergere la loro felicità nel muoversi tra sole e terra con le loro braccia proiettate verso un Nuovo Futuro più Green molto più Sostenibile”.
Lorenza Morganti
“Mi sono immersa nei tempi decisamente più lenti che la natura offre già nel raccogliere ciò che più attira la mia attenzione, per poi realizzare, a fine percorso, il mio mandala. I tempi lenti della natura, questo è sicuramente un altro aspetto da tenere in considerazione.
Oggi i bambini sono coinvolti nei ritmi frenetici dei loro genitori con orari scanditi da attività varie dalla mattina alla sera. Un’altra peculiarità della scuola all’aperto è quella di vivere con tempistiche più lente, che offrono momenti di riflessione maggiori di quanto ce ne siano oggi nella scuola. Momenti di sana noia sono requisiti fondamentali per la creatività, una sorta di ricarica neuronale.
Pochi sono i momenti che i bambini possono stare con loro stessi, anzi, riflettendo bene, non li hanno quasi più. Oggi se si scorge un bambino che si isola in giardino o in un angolo della classe, si pensa subito ad una particolare problematica, un disagio, ma chissà perché, non si pensa che invece abbia il bisogno di stare un po’ con sé stesso. Questa giornata mi ha arricchita con nuove esperienze e riflessioni utili nel mio lavoro di osservazione sia dei bambini che del mio operato”.
Chiara Quagliani
“Quando ho terminato il lavoro, osservando quanto realizzato ho scritto su carta queste parole:
Al centro c’è un cuore grande che batte forte da cui parte tutta la spinta e l’energia del mio fare e del mio agire. Un cuore marrone. Marrone come il colore della terra, uno dei quattro elementi naturali.
Marrone come l’amarezza che provo nel constatare di quanto sia difficile e arduo fare educazione in natura nelle nostre realtà educative… di quanto sia difficile realizzare ciò che vorrei. Marrone come la stanchezza.
La spirale si conclude con una linea spezzata che sembra formare un “tetto”: c’è sempre la casa, sede dei miei affetti più cari che mi supportano e incoraggiano a fare e sperare”.
ANTONELLA RADICELLI
Uditore, il parco cittadino di Palermo
Uditore, il parco cittadino di Palermo
Antonella Radicelli
Il 18 dicembre 2021 siamo andati nel Parco Uditore situato al centro di Palermo. In origine questa area verde era molto degradata e poco frequentata. Successivamente, una Associazione e il Comune di Palermo hanno provveduto a riqualificare il luogo fino a renderlo un punto di aggregazione per la comunità urbana. I bambini della scuola dell’infanzia, insieme agli educatori, non erano mai stati prima di questa esperienza in un Parco cittadino.
Date queste premesse, gli educatori non hanno voluto portare nessuna attività laboratoriale, scegliendo di osservare i bambini durante la sperimentazione. L’allestimento del pic-nic ha reso i bambini entusiasti e desiderosi di partecipare ai preparativi.
Il Parco era affollato e avrebbe potuto creare un certo disorientamento nei piccoli. In realtà, durante la passeggiata lungo i vari sentieri, abbiamo notato che i bambini non si separavano, rimanevano uno accanto all’altro e erano molto attenti a non allontanarsi dall’occhio vigile dell’educatore. Questo ci ha fatto riflettere su quanto i bambini sappiano riconoscere il pericolo e sappiano anche trovare i modi per non incorrere in problemi.
I bambini hanno osservato i diversi alberi notando la differenza con specie che non trovano nei luoghi all’aperto che in genere frequentano. Sono stati colpiti molto dall’albero del finto pepe fatto di rami cadenti. È stata l’occasione per passare tra le sue foglie e farsi accarezzare.
Non è mancata la raccolta di foglie e rametti da portare come ricordo e come materiale utile per fare delle costruzioni con materiale naturale. La sosta al parco giochi ha permesso di sperimentare una arrampicata e un gioco di equilibrio. In ambedue i casi si è notato l’aiuto reciproco dei bambini testimoniato dall’incoraggiamento dei più spericolati verso i compagni più titubanti. Alla fine, il completamento del percorso ha rappresentato una conquista per tutti.
Posso osservare come l’esperienza all’aperto e il gioco condiviso, in luoghi alla portata di tutti, come il Parco cittadino, siano fondamentali per educare i bambini della scuola dell’infanzia a comportamenti di sicurezza, amicizia, solidarietà e senso civico.
// VIDEO: PALERMO, PARCO DELL’UDITORE
Video racconto della giornata di Outdoor Education al Parco dell’Uditore di Palermo
I parchi dell’Outdoor Education e la sfida dell’educazione all’aperto
Sandra Chistolini
I Parchi dell’Outdoor Education
Gli studi sull’Outdoor Education al centro del nostro Corso di Perfezionamento e di questa nuova serie di Quaderni di Pedagogia Digitale riconoscono l’influenza determinante di John Dewey alla costruzione del quadro teorico della tematica. Certamente, non si può negare l’importanza che rivestono l’esperienza e il problem solving nella teoria contemporanea dell’apprendimento e nello studio dei metodi educativi.
L’esperienza è un processo attivo di sviluppo di interessi e matura attraverso l’interazione creativa con l’ambiente circostante. Nell’educazione all’aperto non si pensa di certo ad uno spettatore che guarda passivamente il mondo esterno. Nel processo del fare, dello svolgere e del provare, l’apprendimento riguarda l’acquisizione di modi di essere e di comportarsi, di costumi e di abilità. Il pensare è parte integrante del fare, non si possono separare in quanto insieme formano la persona umana, l’uomo nella sua interezza e completezza.
Per questo l’Outdoor Education comprende ambedue i processi conoscitivi: il processo del pensare e quello del fare. Ambedue preparano all’apprendimento completo di pensiero e di azione. Pensando e facendo l’esperienza, riflettendo su di essa si apprende, così come dall’esperienza si formula e si elabora il pensiero, dalle forme più semplici alle articolazioni più complesse. L’ambiente all’aperto è adatto ad apprendere in quanto il bambino osserva, ricerca, studia con gioia e soddisfazione, con tutta la sua persona.
Quando nel 1979 F. A. Staley esce con il volume Outdoor Education for the Whole Child conferma il concetto pedagogico fondante sullo sviluppo completo, tanto delle abilità logiche e razionali quanto di quelle intuitive ed estetiche. Tutte le abilità vanno sviluppate, non va trascurata un’attività a favore dell’altra. Nell’Outdoor Education questo è interamente ed integralmente possibile.
Nell’Outdoor Education tutti i sensi sono stati coinvolti nel processo di apprendimento nel quale le esperienze del sentire, del toccare, del vedere, dell’odorare e dell’ascoltare sono state sempre presenti
La sfida dell’educazione all’aperto
Le nostre sperimentazioni avvalorano gli effetti positivi dell’apprendimento all’aperto sia dal punto di vista della crescita culturale, ampiamente intesa, che dal punto di vista della maturazione scientifica. Non ci sono dubbi di alcun genere circa la condivisione dell’idea che stare all’aria aperta educhi il corpo, la mente, il senso sociale e accresca tanto la conoscenza quanto il rispetto dell’ambiente naturale. I bambini timidi diventano più confidenti con sé stessi e con gli altri, i bambini vivaci imparano a contenere i proprio movimenti e a rispettare gli altri. I ragazzi poco interessati sviluppano attenzione e concentrazione.
L’insegnamento all’aperto è la sfida che attende la scuola e molti insegnanti sono pronti a rispondere adeguatamente alle nuove spinte di cambiamento in direzione dell’Outdoor Education. L’archeologia, l’arte, le scienze, la matematica, la storia, la geografia, l’ecologia fanno parte del curricolo dell’Outdoor Education pensato non solo per raccogliere e restituire conoscenza, ma anche per favorire sensazioni di benessere umano. Apprendere all’aperto genera un denso senso di partecipazione sociale e dona piena soddisfazione per i risultati raggiunti.
Le attività illustrate nel Quaderno n. 3 e riassumibili nella scoperta dell’archeologia, nell’educazione matematica dell’infanzia e nell’esplorazione dell’ambiente mostrano solo alcune delle molteplici direzioni che possono essere prese dall’Outdoor Education negli ambienti più vicini alle scuole. I parchi da scoprire e conservare, sono beni paesaggistici pronti ad accogliere le classi degli scolari che ben sanno interagire con le proposte di uno studio che scaturisca dall’ambiente esterno più prossimo. Il parco archeologico e il parco cittadino sono le mete possibili della nuova programmazione dell’Outdoor Education.
Corso di Perfezionamento
Muoversi con l’infanzia dal Fondo Pizzigoni allo Spazio Mondo tra creatività ed avventura // Università degli Studi Roma Tre, Dipartimento di Scienze della Formazione // Link a Corso di Perfezionamento
FISR 2020
Fondo Integrativo Speciale per la Ricerca, Ministero dell’Istruzione e della Ricerca // Link a sito ufficiale FISR
S.M.A.R.T.
Scuola Mondo tra Ambiente, Responsabilità e Territorio: l’Alleanza che “si cura” della persona
CORSO PERFEZIONAMENTO FISR 2020 / S.M.A.R.T. // RISORSE
La bibliografia di riferimento per le lezioni e le attività in outdoor del Corso di Perfezionamento Muoversi con l’infanzia dal Fondo Pizzigoni allo Spazio Mondo tra creatività ed avventura // FISR 2020 / S.M.A.R.T.
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FISR03 // FEB 2022
Outdoor Education: Studiare all’aperto tra scienza e cultura Scarica il Quaderno in formato digitale // PDF
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FISR01
Outdoor Education: Connettersi alla natura guidati dalla curiosità e dalla scoperta
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Outdoor Education: Sapori e brividi dell’avventura in acqua, aria, terra
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Sviluppo Sostenibile nell’Outdoor Education da 0 a 13 anni
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